sabato 16 aprile 2011

L'arte e la maniera di affrontare il proprio capo per...

Non posso più aspettare, devo parlare con il mio capo (che poi è una capa).
Aver letto ultimamente Perec non mi aiuta. Perché diciamolo non è semplice parlare con i propri capi, ci vuole calma, concentrazione, capacità di sintesi, chiarezza e determinazione.
Supponiamo che tu voglia chiedere un aumento al tuo capo. Prima fermati e rifletti. Poi, prendi il coraggio a due mani e vai nel suo ufficio. Potresti trovarlo alla sua scrivania oppure trovare una sedia vuota. Delle due, l'una: non c'è. Del resto neanche tu sei nel tuo ufficio. Cosa fare ? Non scoraggiarti e aspetta il suo ritorno. Ma il tuo capo potrebbe non tornare. Potrebbe essersi intossicato a mensa mangiando uova marce, o aver ingoiato una lisca di pesce, o aver preso il morbillo da una delle figlie. E se anche rientrasse, chi ti dice che sia di buon umore ? Che ti sorrida e ti faccia accomodare quando bussi alla sua porta ? Che sia questo il momento giusto ? Se è venerdì potrebbe esser meglio aspettare il lunedì. Se è mattina tornare il pomeriggio. E se fosse in piena digestione... Rilassati. Aspetta il giorno dopo e se sarà presente, se sarà disponibile, sforzati di nuovo di convincerlo.
Questo è quello che sostiene il simpatico Perec, ma io sono riuscita a fare di meglio (o peggio, chi lo sa?)
Supponiamo che io debba dire una cosa importante al mio capo. Bene, fermati e rifletti, mi verrebbe da dire. Non ho riflettutto e sono partita a razzo. Salgo le scale che così ci metto più tempo, penso, e invece d'istinto mi ritrovo a premere 2 sull'ascensore. Vai diritta, coraggiosa, è sabato, tutto è tranquillo e il sabato sono tutti ben disposti. Oddio sono le 13.30, avrà mangiato? Se sì  è di buon umore, se è no alla notizia potrebbe staccarmi un braccio con un morso. E' lo stesso, corro il rischio, posso sempre chiedere l'indennizzo per infortunio sul lavoro. Cavoli, sta parlando con qualcuno. Lo sapevo rimando tutto a lunedì, dopo la riunione, così  se è andata bene, bene, se è andata male mi staccherà sempre il solito braccio (tanto ne ho due). Sento una voce, è la mia funzionaria. La chiamo e glielo dico. Inizio a piangere e lei si commuove (chissà perché pensavo che lei mi avrebbe amputato l'altro braccio). Rumore di tacchi. E' la capa, la chiamiamo: "sai la biblioteca cresce".
Nessuno braccio strappato a morsi, ma una battutina acida c'è comunque stata:
"D'altra parte, non è che sei più così giovane o ti decidevi ora oppure...."
Dopo tutto questo farneticare si è capito che sono incinta?!??


Lettura consigliata L'arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento di Georges Perec