venerdì 1 giugno 2012

Sono bigia/grigia?

Diciamolo pure, ultimamente non sono proprio al massimo. Due pupe da gestire, di cui una ancora di pochi mesi, la ripresa del lavoro, la vita domestica e la mancanza totale di vita sociale non favoriscono certamente lo splendore e la perfetta forma fisica. A tutto questo c'è da aggiungere che ho da poco festeggiato i 40.
Tuttavia non mi sento certo una da buttare, anzi!!
Eppure due miei colleghi ieri mi hanno chiamata, uno mi ha anche abbracciata e mi hanno detto Che c'è che non va? Ultimamente sei un po' bigia... (per chi non è toscano bigia sta per cupa, torva)
Ho associato subito bigia a grigia. Oddio sono grigia. Come è potuto succedere?
Naturalmente con i colleghi ho minimizzato: è solo un po' di stanchezza, la notte non si dorme, le cosa da fare sono molte e poi qui a lavoro è il solito manicomio...
Due minuti dopo sono andata in bagno e mi sono guardata allo specchio.
Oddio, chi è quella tipa grigia che mi sta guardando? Non posso essere io. Ma guarda come si è vestita, jeans e polo anonimi (blu spento, che orrore), ballerine (ebbene sì, ballerine), capelli spenti, trucco praticamente inesistente e le occhiaie, dico io, sai cos'è un correttore figlia mia e allora usalo!!
Qui bisogna correre ai ripari. Occore un piano resturo e occorre ora.
Vi terrò aggiornati nelle prossime puntate.


Consiglio di lettura Dopo il parto, bella e in forma. L'esercizio fisico, l'alimentazione, i trattamenti di bellezza di Annalisa Zocco

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giovedì 16 febbraio 2012

She's so chic!

Tardo pomeriggio, Viola sta disegnando. Improvvisamente lascia tutto e poco dopo torna con gli occhiali da sole e riprende a disegnare.

Amore, come sei bella con gli occhiali!!

Si alza in piedi sulla panca, appoggia una mano al muro e l'altra su un fianco, accavalla una gamba, piega la testa da una parte e dice:

E' vero, ma così sono bellissima!!!!!!!!!!

Ed è la risposta che ti aspetti da una tipa che la mattina appena alzata si mette il cerchietto ai capelli, che fa pollice verso se i vestiti che le ho preparato non le vanno bene, che adora i vestitini, specialmente quelli estivi così leggeri, colorati e soprattutto scollati, che ha un cofanetto pieno di collane, anelli e braccialetti ed ha una collezione di corone.
La sua passione più grande? Che lo dico a fare: le scarpe, per fortuna non con il tacco!



Consiglio di lettura Mariarosa sciccosa di  O'Connor Jane e Preiss Glasser Robin

giovedì 9 febbraio 2012

Curarsi con l'allegria

Ieri sono andata all'ospedale per effettuare l'ecografia alle anche a Vittoria.
Le ecografie vengono fatte nell'ambulatorio di pediatria: uno spaventapasseri a dimensione bambino all'entrata, sala d'attesa colorata e accogliente, poster colorati alle pareti e giochi per i bambini.
Ecco poi cosa è successo.
Si apre la porta dell'ambulatorio, tocca a noi. Una tizia ci fa entrare, nessuno buongiorno, nessun prego accomodatevi, ma si limita a dire:
- La spogli lì ("lì" sta per fasciatoio) e poi la metta qui ("qui" sta per un materassino stretto in cui posizionare il bambino di fianco).
Effettua l'eco alla prima anca. Silenzio. Io a fissare quel maledetto monitor.
Gira la bambina sull'altro fianco come un fosse un pollo sbattuto sul banco di una macelleria.
Altra eco, silenzio e io che continuo a fissare il monitor.
Si alza, scrive qualcosa al computer e io a quel punto ho chiesto se andava tutto bene.
Mentre controllava il suo iPhone mi risponde a mezza voce:
- Sì, tutto ok.
Non mi aspettavo sicuramente Patch Adams in persona a fare l'eco a mia figlia, ma un sorriso e un po' di cortesia sì me lo aspettavo.
Io credo che per tutto il personale sanitario, la gentilezza e le buone maniere non siano un valore aggiunto ma un dovere e, a maggior ragione se si ha a che fare con i bambini. E' inutile investire soldi in arredi e giochi allegri se poi ti trovi ad avere a che fare con gente svogliata e maleducata, è come scartare un regalo ben impacchettato e poi dentro la scatola non trovarci niente. Mi dispiace aver incontrato quella tizia (non mi va di chiamarla medico o tecnico o quel che sia) e mi dispiace soprattutto per i suoi colleghi, per il suo primario perché quella donna ha dato un'immagine negativa di tutto il reparto. So benissimo che ci sono persone che si danno molto da fare nella Sanità, che hanno buone idee e buone pratiche e in questi mesi ne ho incontrate parecchie, peccato che tanto lavoro spesso venga vanificato da episodi,  magari sporadici, come quello che è capitato a me ieri. Intendiamoci non si tratta di malasanità ma neanche di buona sanità, perché la cura della persona secondo me inizia proprio dal buon rapporto che il personale sanitario instaura con i propri pazienti. 







lunedì 30 gennaio 2012

Elogio della normalità

La nascita di Vittoria è stata l'occasione di vedere e rivedere amici, parenti e conoscenti. E' sempre bello aprire la casa e condividere i momenti di gioia con gli altri. Incontrarsi non è solo condivisione e spesso è inevitabile il confronto. Ed è soprattutto con gli amici che tendi a confrontarti, con le persone che ti hanno accompagnato spesso nei momenti importanti della vita, con i quali hai condiviso gioie e dolori, feste, viaggi, confidenze e pettegolezzi. Gli amici singles sono quelli che aspetto con più entusiasmo perché possiamo parlare di moda, di amori, di politica e soprattutto una volta vista la bambina e fatte le domande di circostanza (dorme, mangia, sta bene, la sorella è gelosa...) l'argomento figli viene accantonato velocemente. Quando li saluti però senti che quel mondo ormai non ti appartiene più e pensi a quanto sei fortunata ad andartene a letto alle 23 invece di iniziare a truccarti per uscire (non so se ce la farei ancora!!). Non credevo che un giorno avrei scritto una cosa del genere, diciamo che fino a qualche anno fa non credevo che sarei mai diventata mamma e invece eccomi qua con marito (non avrei neanche mai pensato di sposarmi in bianco e in chiesa) e due bimbe, a scrivere di gravidanze, parti, pannolini e rigurgiti e il bello è che mi piace davvero. Mi piace vivere con la mia famiglia normale nella mia casa normale in un posto dove tutti ci conosciamo e anche quelli che non conosci se li incontri per strada li saluti comunque. Mi piace l'asilo piccolo e di campagna di Viola, dove conosci per nome ogni bambino, ogni genitore ed ogni nonno. In una giornata come questa adoro poter scrivere in cucina davanti al camino e guardare intanto la piccola che dorme. Mi sento di appartenere a quella classe media molte volte citata a sproposito che ama la propria famiglia, che lavora, che cerca in ogni modo di far quadrare il bilancio familiare, che pensa al futuro dei propri figli mentre sta ancora costruendo il suo. Ho sempre pensato che normalità fosse sinonimo di banalità invece mi rendo conto solo oggi che riuscire ad avere una vita tranquilla richiede molto coraggio e molta determinazione e mi sento molto orgogliosa della mia famiglia banale.

P.S.: dedico questo post a Francesca perché si merita di vivere la vita più normale di questo mondo



Consiglio di lettura Libertà di Jonathan Franzen 

sabato 7 gennaio 2012

Ma non ero io la protagonista principale?

Giornata tranquilla, Viola dorme beata e l'Uomo Perfetto se ne sta sul divano con la piccolina. Mi sembra un buon momento per parlare della nascita di Vittoria, visto che tra poco è passato quasi un mese e non sono ancora riuscita a scrivere niente.

Antefatto
La data presunta del parto era fissata per il 3 dicembre. Presunta appunto. Il 3 dicembre invece sono andata all'ospedale, senza una minima traccia di contrazione, per il monitoraggio e per la visita ginecologica di routine. Troviamo un'ostetrica carinissima che si trova subito in sontonia con l'UP e iniziano a parlare di counselling, meditazione, gruppi di auto-aiuto e io mi faccio un'ora e passa di monitor!!!

Il grande giorno
Nessuna corsa in ospedale, è tutto pianificato, mi aiuteranno a far nascere la piccolina. Piccola dose di prostaglandine e le contrazioni partono alla grande. L'UP è accanto a me e mi è di grande aiuto. L'ostetrica è bravissima e anche lei entra subito in sontonia con l'Uomo Perfetto. Si complimenta per quello che sta facendo e parole testuali: "Ce ne fossero di padri così". Io vorrei intromettermi e dire ai due che non siamo lì per fare conversazione, anche perché magari avrei scelto una posizione più comoda. Niente. Arriva un'altra osterica e la prima la informa di quanto è bravo questo papà, che è un counsellor, che  dice tutte le frasi giuste per aiutarmi, che lo vorrebbero sempre un aiuto così in sala parto...
- Ecco, scusate potremmo finire questa cosa che abbiamo iniziato e poi ve lo tenete tutto per voi questo maritino perfetto?
E' quello che penso ma non ce la faccio a dirlo, sono occupata a respirare e spingere.
Arriva anche la ginecologa e riparte la solita sfilza di complimenti. Apro gli occhi e nella stanza conto 5 persone. Penso che devo essere proprio brava e che tutto il reparto è venuto a vedere questo parto da manuale (sì, lo ammetto soffro di manie di protagonismo). E invece no, sono lì per Lui. Gli fanno tutte i complimenti e alla fine si congratulano con lui!!!
Ma non ero io la protagonista principale?
Anche se mi hai rubato la scena grazie UP per esserci stato e lo ammetto mi sei stato di enorme aiuto, come sempre.