domenica 3 novembre 2013

Hip, Hip, Urrà per Peppa Pig!

Brutto tempo qui da noi, ma Peppa Pig non può aspettare:
- Mamma, mi compri il giornalino di Peppa Pig? C'è anche il telefono insieme. 
Non cedo spesso alle rechieste delle bimbe, ma Peppa è Peppa.
D'altra parte tutte le sere ci fa compagnia, passiamo insieme quella mezz'oretta prima di andare a letto, ormai è diventato un appuntamento fisso.
Nonostante la pioggia, nonostante non mi senta molto bene, nonostante la piccolina sia a casa con un brutto virus intestinale, sabato pomeriggio esco prima da lavoro e decido di fare un giro fra le edicole in cui ancora non sono stata. Perché la cosa bella è che è già qualche giorno che giro fra edicole e supermercati in cerca di questo benedetto giornalino. Qualche edicolante non mi fa neanche parlare: Se cerca il giornalino di  Peppa Pig, è esaurito. 
Dopo aver girato mezza Pistoia, alle sette di sabato pomeriggio passo da un edicola vicino al lavoro. Naturalmente del giornalino di Peppa Pig, neanche a parlarne. Il signore dell'edicola mi dice che ha esaurito le sue due copie nel giro di cinque minuti e che anche le altre edicole hanno avuto pochissimi numeri (cinque, dieci al massimo), che tutti hanno fatto richiesta per nuove copie, ma l'editore non ristampa. Me ne faccio una ragione, d'altra parte ho 40 anni e penso di poter riuscire a sopravvivere senza Peppa Pig, più difficile è convincere e raccontare tutta la storia a una cinquenne. Inoltre, caro editore, se non vuoi ristampare, perché continui a mandare in onda la pubblicità di questo benedetto giornalino? 
L'edicolante però ha una soluzione:
- Signora, ma l'album di figurine di Peppa, la sua bimba l'ha mai provato?
No, non lo ha mai "provato". 
Con il sorriso negli occhi compro l'album e le figurine. Poi l'edicolante, mi dice che mercoledì dovrebbe arrivare il secondo numero del giornalino. Lo prenoto, mercoledì mattina, alle ore sette zero zero, appuntamento davanti all'edicola.
Salgo in auto tutta felice e guardo soddisfatta l'album appoggiato sul sedile accanto a me: Viola sarà contentissima, penso.
È stato come tornare un po' bambina, quando aspettavo con ansia che i miei mi portassero le figurine per il mio album di Sandokan: gli anni passano, ma certe cose non cambiano. Sono così soddisfatta di me che vorrei tanto saltare in una pozzanghera: tutti adorano le pozzanghere.
Viola è rimasta un po' delusa perché ha finalmente capito che non potrà avere il giornalino che tanto desiderava, ma è stata molto contenta di ricevere l'album.
Poi, mentre lei giocava con l'album, ho come avuto una strana percezione e ho capito: mia figlia e l'edicolante mi hanno fregato!





Consiglio di lettura La biblioteca di Silvia D'Achille

giovedì 24 ottobre 2013

Sono un genitore competente?

Ieri sera ho chiuso la giornata con un grande mal di schiena.
In casa ero sola con Viola e avevamo programmato un post cena a tutto gioco.
Niente da fare. Il dolore troppo forte non riusciva neanche a farmi parlare.
Le ho proposto di spostarci sul mio letto e di giocare lì.
Alla fine le ho parlato sinceramente e le ho detto che il dolore era tale, che dovevamo purtroppo rimandare la nostra seratina mamma/figlia.
Mi aspettavo urla, musi lunghi e litigi a non finire fino a mezzanotte, invece...
Invece Viola si è sdraiata accanto a me, mi ha abbracciata, è stata dolce e accogliente, mi ha sussurrato paroline di conforto, ha rispettato i miei tempi e i miei spazi.
Per un momento ho come percepito un'inversione di ruoli. Ho notato come Viola cercasse di imitarmi e ho provato a registrare comportamenti, parole e  gesti. E' stato come vedersi allo specchio.
Ho capito che lei era lì per me perché sentiva che c'era bisogno della sua presenza in quel momento, in quella situazione.
Non ho sentito invadenza, non ho registrato ansia e apprensione. Ho promosso a pieni voti Viola e quindi anche me, perché in quel momento lei stava "copiando" la sua figura d'attacamento. Ho capito che per lei sono disponibile, presente, accogliente ma non invadente, confortante ma non petulante.
Sono completamente d'accordo con  Bowlby quando sostiene che il compito della figura d'attaccamento è quello di rappresentare per il bambino una base sicura, essere disponibili, pronti a rispondere quando chiamati in causa, ma intervenendo solo quando è chiaramente necessario.
Non voglio entrare in questioni psicologiche di cui non ho le competenze, ma ritengo che crescere bambini forti e sicuri sia un compito biologico e anche sociale dei genitori.
In un libro che ho recentemente letto (il consiglio di lettura di oggi), si diceva che i bambini poco empatici provengono anche da famiglie in cui i genitori fanno di tutto per proteggere i figli da situazioni sgradevoli e cercano di rendere la famiglia un piccolo paradiso in cui tutti vivono felici e contenti, dove non ci sono conflitti e in cui i NO sono banditi. I bambini invece hanno bisogno di genitori che stabiliscano regole, che siano affettuosi, vitali e a volte anche un po' folli, capaci di reggere alle avversità, di saper stare nei conflitti senza mettere in discussione il rapporto di amore incondizionato che li lega ai figli.
Ringrazio il mio mal di schiena di ieri sera perché mi ha permesso di riflettere su questi argomenti e anche questa volta ho imparato che dalle avversità si può sempre imparare qualcosa.

Consiglio di lettura La famiglia è competente di Jesper Juul





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lunedì 15 luglio 2013

I pro e i contro delle vacanze con i nonni

Luglio è da sempre il mese in cui i nipotini se ne vanno in vacanza con i nonni. I piccoli preparano la loro valigia e si sentono subito grandi: fieri, orgogliosi,  non mostrano nessuna tenerezza nei confronti delle mamme che li guardano con un sorriso triste mentre se ne vanno.
Ma le vacanze con i nonni, che benefici portano a loro e a noi genitori? Proviamo a fare una lista dei pro e dei contro.

VANTAGGI
  • il mare o la montagna fanno bene ai bambini: le vacanze permettono anche a loro di staccare dalla routine quotidiana, di vedere e sperimentare cose nuove
  • fanno nuove amicizie: si confrontano con persone e ambienti diversi
  • maggiore tempo per dedicarsi a noi stessi, nessuna corsa verso asili o nonni la mattina
  • migliora la vita di coppia (e conseguentemente migliora decisamente l'intimità)
  • possiamo cenare alle dieci di sera, mangiare schifezze, uscire, fare tardi e magari bere un po' di più
  • avere una casa in ordine
  • riuscire a parlare con il partner, senza essere interrotti cento volte
  • fare un bagno caldo e lungo, molto lungo
  • ricordarsi quali erano i nostri hobbies, le nostre passioni
  • riuscire a finire un libro in due giorni invece che in due mesi
SVANTAGGI
  • nostalgia: ci mancano già prima di partire
  • i nonni gli permetteranno tutto ciò che noi non gli permettiamo, neanche in vacanza
  • faranno cose che non vedremo e dovremmo accontentarci di farcele raccontare (se ne hanno voglia)
  • i nonni ci diranno che sono fantastici, che è tutto perfetto, ma dalla loro voce capiremmo che ci stanno mentendo: saranno stanchi, sfiniti, ma non lo ammetteranno mai
  • mangeranno sicuramente qualche dolce, gelato, pizza e schiacciata in più, e addio dieta bilanciata
  • la casa sarà eccessivamente silenziosa, troppo silenziosa
  • la notte non sentiremo i loro respiri, non toccheremo le loro manine calde e il bacio della buonanotte non scalderà le nostre labbra
  • faremo sorrisetti e moine a tutti i bambini dell'età dei nostri figli che incontreremo
Ognuno di noi avrà una sua lista dei pro e dei contro sulle vacanze con i nonni. A me sono venute queste. Se vi va lasciate anche le vostre e vediamo quanto può essere lunga questa lista. Da nipote, devo dire che ricordo ancora con amore le settimane passate al mare o in montagna con i miei nonni, l'ansia di partire, le risate con la nonna, le sue litigate con il nonno su tutto e niente e l'abbraccio con la mamma quando veniva a trovarmi: ricordi che mi porto dentro come tesori preziosi.


Consiglio di lettura Anna e le vacanze al mare con i nonni di Kathleen Amant

sabato 25 maggio 2013

Grandi progetti

Ci sono momenti nella vita in cui tutto sembra possibile. Tutto fila per il verso giusto, niente va storto e ogni cosa sembra seguire il suo percorso, senza intoppi, rallentamenti.  Ecco, questo per me è  un momento in cui tutto sta andando per il verso giusto, le cose accadono e sembrano un dono del cielo. Ma è così? E' solo fortuna? Veramente basta trovarsi al posto giusto nel momento giusto? In questo momento non ho una risposta precisa e definitiva a questa domanda e forse non l'avrò mai. Però una cosa l'ho imparata o meglio la sto imparando: quando si è felici, per merito, per fortuna, o per caso, non bisogna vergognarsi, non bisogna minimizzare, dobbiamo assaporare la felicità, viverla, abbracciarla e condividerla.
E quindi dopo aver fatto finta di niente per settimane, oggi ho deciso di cambiare il passo: sto lavorando a un grande progetto insieme alla mia collega/amica Lumachino e finalmente mi sento pronta per iniziare e ho voglia di gridare al mondo quanto sono felice.
Non posso ancora dire di cosa si tratta, ma solo che per ben iniziare avevo bisogno di mettere un po' di ordine dentro e fuori di me. Il dentro lo stiamo sistemando e sembra ben reagire, per il fuori c'è voluto un buon lavoro di squadra. Naturalmente l'Uomo Perfetto mi ha agevolata in ogni modo e mi ha dato una grossa mano. Oggi è toccato a me e mi sono data al Feng Shui: ho pulito, spostato, impacchettato, buttato. Ora il mio piccolo rifugio è pronto: che il lavoro abbia inizio!

giovedì 23 maggio 2013

Playground #Pistoia

Anche se viviamo immersi nel verde, alle bambine piace comunque andare ai giardinetti. E' un'occasione per conoscere nuovi amici, divertirsi con i giochi del parco, andare a far merenda in posti nuovi, poter correre in bicicletta o fare qualche gimkana con i pattini. Ecco i parchi che Pistoia ci offre e che ci piacciono di più per diversi  motivi:

Parco della Rana
E' stato il primo parco che ho conosciuto quando mi sono trasferita a Pistoia e di conseguenza il primo giardinetto che ho frequentato come mamma. Il Parco della Rana si trova fuori dal Centro Storico, ma è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, anche perché si trova vicino allo stadio e alla pista di pattinaggio. E' abbastanza grande, ci sono giochi per bambini sempre in discrete condizioni, vialetti dove poter passeggiare con il passeggino, tavoli e panchine che a primavera ed estate offrono l'occasione per poter fare dei pic-nic "in città". Il parco è ben servito da parcheggi ed è vicinissimo ad un'area di sosta per camper. Per alcuni mesi l'anno il parco ospita delle giostre per bambini piccoli, che è sicuramente una risorsa in più, ma anche una seccatura se si era pensato di andare ai giardinetti per scatenarci con scivoli e altalene e invece ci si ritrova a fare la fila per fare un giro sul brucomela...

Parco di Monteoliveto
Mi piace questo spazio perché: è nuovissimo, tutto l'area è stato pavimentata con gomma antitrauma, ci sono delle belle panche circolari, è a ridosso del Centro Storico (un bel pezzo di verde all'interno della città), i giochi sono nuovissimi, c'è un chiosco ed è recintato. E' un parco felicemente popolato da bambini, adolescenti e da adulti, perché va incontro un po' a tutte le esigenze: i giochi per i bambini, uno spazio di aggregazione, un posto dove poter passare la serata mangiando la pizza nel ristorantino che ospita.

Giardini di Villa Puccini
Questo è il giardino storico di Pistoia, voluto da Niccolò Puccini nel XIX secolo. Si trova fuori dal centro, ma vale la pena visitarlo. Il parco offre alcuni giochi per bambini (non molti in verità) e un bel chioschetto per gustare delle buone pizzette (i gestori sono sempre molto carini). Per accedere al parco si attraversa un bellissimo viale alberato, che a primavera dà il massimo del suo splendore. In linea di massima il parco non è ben tenuto, purtroppo ci sono buche e dossi e per chi come me si trova alle prese con passeggini e biciclettine, diventa un vero e proprio percorso di guerra. Il premio in palio? Arrivare al laghetto per dare da mangiare ad anatre ed oche, che sono sempre più numerose.

Consiglio di lettura Camilla e il mondo dei giardini di Franca Cicirelli

lunedì 8 aprile 2013

Biblioteca mon amour

Ieri sera come lettura serale, Viola ha scelto un libro che mi hanno donato in una biblioteca a un corso di aggiornamento professionale. Il libro è stato realizzato da un bravissimo autore per bambini e ha lo scopo di avvicinare i più piccoli alla lettura.
Alla fine del racconto il libro riporta delle immagini della biblioteca che lo ha realizzato. Viola curiosa chiede di vedere le immagini della sezione ragazzi.
Ti piace amore? La biblioteca della mamma però è più bella, vero?
Lei continua a guardare e non risponde.
Io da mamma petulante  e noiosa continuo ad incalzarla:
Vero che il reparto bambini della nostra biblioteca del cuore è più bello?
Scocciata e sbuffando Viola mi risponde:
Mamma non dire queste cose. Tutte le biblioteche sono belle. Sono posti magici: hanno i libri.


Consiglio di lettura E' un libro di Lane Smith

venerdì 15 marzo 2013

Ecco le cose che mi fanno bene

In questo periodo sto bene. Tutto sta andando bene. Coincidenze astrali, fortuna sfacciata? La risposta è NO. Ho lavorato tanto, molto su di me. Sento dove sono, i miei piedi sono ben piantati a terra, mi concentro sul presente. Facile a dirsi, ma per raggiungere questo stato mi ci sono voluti anni, anni duri di esercizio. Ho imparato a stare nelle situazioni, a non fuggire, ho imparato a volermi bene perché citando una nota pubblicità "io valgo". Mi sono costretta a stare, non potevo permettermi di perdere ciò che maggiormente avevo voluto nella mia vita, senza saperlo: una famiglia. Per me e grazie a loro, non ho invertito la marcia, non ho premuto l'acceleratore, mi sono semplicemente fermata. Fermarsi ha voluto dire so-stare, dare il tempo alle cose, cercarsi, capirsi e riflettere. Stare mi ha permesso di non sbagliare, di non buttare all'aria tutto. Stare ferma mi ha permesso di fare dei passi da gigante, di trovare tutta l'energia che già era in me e di convogliarla verso la direzione giusta. Ho accresciuto la mia resilienza, soprattutto perché ho accettato aiuto, sostegno e appoggio dalla persona che in questi ultimi anni mi è stata più vicina. Grazie a lui ho affrontato i miei momenti di crisi senza vederli come problemi insormontabili, ho imparto a distinguere ciò che è importante da ciò che è urgente. Ho fissato obiettivi realistici e ho lavorato per ottenerli, senza focalizzarmi su problemi che sembravano insormontabili. Ho iniziato a prestare attenzione ai miei bisogni e ai miei sentimenti, senza per questo sentirmi egoista.
Potreste dire, chi se ne frega? Dove vuoi arrivare?
Risposta:
non voglio andare da nessuna parte, voglio godermi ciò che ho, le persone che mi circondano, vivere con passione il mio lavoro, godermi questi momenti che posso dedicare al blog e comunicare a tutti che "le difficoltà rafforzano la mente, così come il lavoro irrobustisce il corpo" (Seneca)


Consiglio di lettura Perché non faccio le cose che mi fanno bene? di B.J. Gallagher

sabato 9 febbraio 2013

Peccato

Se hai bisogno di comprare urgentemente un paio di scarpe tacco 12, la prima cosa che fai è rivolgerti a quello che si reputa essere il miglior negozio di scarpe della tua città. E così ho fatto.
Venerdì dovevo assolutamente comprare un nuovo paio di scarpe per partecipare ad un evento di cui vi racconterò in seguito, ho cantattato il "miglior" negozio di Pistoia e ho chiesto se avevano un paio di scarpe tacco 12 numero 37 (sì, lo so ho il piedino piccino picciò). Naturalmente mi hanno risposto che certo che avevano ciò che desideravo e che mi bastava recarmi in negozio, dove mi avrebbero aspettato e soddisfatto in ogni maniera. Sì, certo...
Arrivo in negozio e trovo un tizio mellifluo che mi fa vedere due modelli, dico due modelli, non toglie nemmeno le scarpe dalla scatole, non mi dà un calzante, me lo devo prendere da sola. Inizio a innervosirmi. La scarpe non vanno bene, chiedo se ci sono altri modelli e mi fa vedere un paio di scarpe che costano 571 euro e su cui può farmi un po' di sconto. A parte che non voglio spendere 571 euro, ma anche se decidessi di spenderli andrei in un posto dove il commesso o chi per lui non solo mi toglie le scarpe dalle scatole,  ma si mette in ginocchio per aiutarmi a  indossarle, mi dice che modello è, dove è stato fatto, tutta la fase di lavorazione e alla fine mi offre anche un bell'aperitivo. Naturlamente non ho comprato niente e mi sa che hanno perso anche una cliente. Sono invece andata in un altro negozio, la commessa è stato così carina che oltre alle scarpe ho comprato anche una borsa e un foulard. Mi sono tanto sentita Julia Roberts in Pretty Woman, quando ritorna dalla commessa stronza e le dice: Grosso sbaglio!!!

Consiglio di lettura Vita bassa e tacchi a spillo di Polly Williams

venerdì 8 febbraio 2013

Devo iniziare a meditare

Questo post è una comunicazione di servizio per tutte le persone che oggi mi incontreranno, così potranno capire perché ho un occhio truccato di viola e uno di rosa.
Antefatto
Ieri sera festa di carnevale con tutta la famiglia. Le fanciulle si sono scatenate, ballando, correndo e giocando per circa tre ore di seguito. Solo alle undici e mezza/mezzanotte sono crollate, io invece già alle ventuno me ne sarei andata a letto.

Stamani come se niente fosse si sono svegliate prestissimo, pimpanti come al solito. Colazionate, lavate, vestite, il tutto mentre cercavo di organizzare la giornata: telefonata ai nonni per concordare orario di consegna della piccole; caricare telefono, tablet, computer prima di partire per il lavoro; pensare alla biancheria intima giusta prima di andare dall'estetista... La piccolina però oggi sembra non volermi mollare.
Appuntamento dall'estetita fissato per le 11.55 (ma che orario è le 11.55???). Sono le 11 e devo ancora prepararmi, lei sempre in braccio. Mi ricordo poi che devo anche passare dalla pediatra per prendere il certificato per far rientrare Viola all'asilo lunedì. Non serve a niente chiamare la segretaria della dottoressa per farsi preparare il certificato prima, devo recarmi in ambulatorio e poi dopo avermi fatto cento domande posso meritarmi l'agognato certificato. Mentre telefono, Vittoria sempre in braccio: è tenera e dolce, mi abbarccia e mi dà mille baci, mi conquista e continuo a tenerla con me. E la tengo con me anche quando mi trucco o almeno ci provo, perché devo farlo con una mano sola. Nel passarla da un braccio all'altro sbaglio il colore dell'ombretto e così succede che un occhio è viola e l'altro è rosa. Non mi rendo conto di niente fino a quando non arrivo dall'estetista alle undici e cinquantacinque e la ragazza che mi sta facendo le sopracciglia mi dice molto carinamente: forse ha sfumato l'ombretto più leggermente nella parte sinistra, sembra quasi rosa.
Mi guardo allo specchio: non sembra rosa, è ROSA!!!
Capisco ora gli sguardi perplessi della segretaria della pediatra, dei genitori dei pazienti della mia pediatra, del farmacista e del panettiere. Ecco ora lo sapete, è stato un errore, va bene? Non sono pazza e non sto lanciando una nuova moda. E' stato un ERRORE!

Consiglio di lettura  Meditazioni per donne sempre di corsa di Anna Talò