giovedì 9 febbraio 2012

Curarsi con l'allegria

Ieri sono andata all'ospedale per effettuare l'ecografia alle anche a Vittoria.
Le ecografie vengono fatte nell'ambulatorio di pediatria: uno spaventapasseri a dimensione bambino all'entrata, sala d'attesa colorata e accogliente, poster colorati alle pareti e giochi per i bambini.
Ecco poi cosa è successo.
Si apre la porta dell'ambulatorio, tocca a noi. Una tizia ci fa entrare, nessuno buongiorno, nessun prego accomodatevi, ma si limita a dire:
- La spogli lì ("lì" sta per fasciatoio) e poi la metta qui ("qui" sta per un materassino stretto in cui posizionare il bambino di fianco).
Effettua l'eco alla prima anca. Silenzio. Io a fissare quel maledetto monitor.
Gira la bambina sull'altro fianco come un fosse un pollo sbattuto sul banco di una macelleria.
Altra eco, silenzio e io che continuo a fissare il monitor.
Si alza, scrive qualcosa al computer e io a quel punto ho chiesto se andava tutto bene.
Mentre controllava il suo iPhone mi risponde a mezza voce:
- Sì, tutto ok.
Non mi aspettavo sicuramente Patch Adams in persona a fare l'eco a mia figlia, ma un sorriso e un po' di cortesia sì me lo aspettavo.
Io credo che per tutto il personale sanitario, la gentilezza e le buone maniere non siano un valore aggiunto ma un dovere e, a maggior ragione se si ha a che fare con i bambini. E' inutile investire soldi in arredi e giochi allegri se poi ti trovi ad avere a che fare con gente svogliata e maleducata, è come scartare un regalo ben impacchettato e poi dentro la scatola non trovarci niente. Mi dispiace aver incontrato quella tizia (non mi va di chiamarla medico o tecnico o quel che sia) e mi dispiace soprattutto per i suoi colleghi, per il suo primario perché quella donna ha dato un'immagine negativa di tutto il reparto. So benissimo che ci sono persone che si danno molto da fare nella Sanità, che hanno buone idee e buone pratiche e in questi mesi ne ho incontrate parecchie, peccato che tanto lavoro spesso venga vanificato da episodi,  magari sporadici, come quello che è capitato a me ieri. Intendiamoci non si tratta di malasanità ma neanche di buona sanità, perché la cura della persona secondo me inizia proprio dal buon rapporto che il personale sanitario instaura con i propri pazienti. 







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